Medieval Archery Academy

La Corporazione Arcieri Storici Medievali, nell'ambito del programma formativo della Medieval Archery Academy, organizza corsi introduttivi al tiro istintivo con l'arco e alla rievocazione medievale nelle città di Torino, Milano e Ostuni.
Per info scrivere a: medievalarcheryacademy@corporazione.it


CORSO DI COSTRUZIONE ARCO BASTONE - 17/4/2016

  • clock
    dalle ore 9:00 alle ore 19:00
  • pin
    presso Associazione Nocetum, Via San Dionigi, 77, Milano
Il corso ha la finalità di fornire tutte le informazioni di base necessarie per poter costruire un vero arco “storico” di legno basandosi sullo studio dei reperti di archi medievali giunti fino a noi.
Il corso sarà strutturato in due sezioni. Nella prima verranno presentati i reperti degli archi semplici di legno ritrovati in Europa e risalenti al periodo compreso tra il I e il XVI secolo d.C.
Nella seconda verranno fornite le informazioni per la costruzione di arco e frecce. 
Verranno quindi affrontati i seguenti argomenti:
a) scelta del materiale
b) “interpretazione” della doga
c) stagionatura
d) problemi riscontrabili
e) scelta e tecniche di utilizzo degli attrezzi
g) fasi della lavorazione
h) test e tecniche di tiro
i) costruzione di frecce storiche
l) reperimento materiali
m) colle naturali
n) realizzazione di semplici punte storiche
o) realizzazione degli impennaggi

Si tratta quindi di un corso pensato per chi non si accontenta di costruire un qualsiasi arco di legno funzionante ma un arco realizzato con le stesse caratteristiche e filosofia di costruzione di quelli utilizzati dai nostri predecessori medievali.

I posti sono limitati (20), le iscrizioni si chiudono il 15/3. Per informazioni scrivere a info@compagniabianca.it

Per le immagini del corso dell'anno scorso vai qui:

http://compagniabianca.blogspot.it/2015/04/le-immagini-del-corso-di-costruzione.html

LE CONFERENZE DELLA COMPAGNIA BIANCA


Siamo in grado tenere le seguenti conferenze:

1) L’arco nella storia
2) Archi e balestre nel Medioevo
3) Macchine da guerra e guerra d’assedio nel medioevo

con banco didattico arcieria storica, un arciere e un balestriere militari medievali in abito con attrezzatura di tiro e protezioni metalliche; zona Pianura padana, XII-XIII secolo

inoltre:

4) Alimentazione medievale, con banco alimentare
5) Storia del costume medievale, con figurante

La durata di ogni singola conferenza va da una a due ore in rapporto alle esigenze dell'organizzatore. L’illustrazione degli argomenti avverrà sia tramite la proiezione di immagini in Power Point, sia tramite figuranti in abito medievale
È possibile anche avere la presenza sia di un frate francescano che distribuisce e descrive una bevanda tipica medievale (l’ippocrasso) che di una dama, popolana o nobile.

per informazioni info@compagniabianca.it

per le immagini delle conferenze già tenute: http://compagniabianca.blogspot.it/…/le-tre-conferenze-tenu…

RESTYLING DEL SITO DELLA COMPAGNIA BIANCA DI MILANO

Abbiamo reso più navigabile il nostro sito www.compagniabianca.it

Dategli un'occhiata e mandate suggerimenti per ulteriori migliorie.

Abbiamo arricchito l'area Contributi con numerosi lavori dell'amico Gionata Brovelli (vedi: http://www.compagniabianca.it/contributi.asp)

Abbiamo messo a punto l'area immagini (vedi: http://www.compagniabianca.it/immagini.asp)

Ma dove ci siamo superati è nell'area giochi (vedi: http://www.compagniabianca.it/giochi.asp)

Consigli di lettura: Frecce dal passato

Carlo Dalessi, Frecce dal passato

 Innexta S.r.l., Milano, 9/2013, € 14,90

INDICE DEL LIBRO

Pag. 4     INTRODUZIONE

Pag. 7                     Parte prima - LA STORIA
Pag. 9                     Capitolo 1  - STRANE STECCHE DI LEGNO
Pag. 33                   Capitolo 2  - AQUILE E DRUIDI
Pag. 47                   Capitolo 3  - FRECCE VICHINGHE E FRECCE DEL RE
Pag. 65                   Capitolo 4  - LA CROCE E LA SPADA
Pag. 79                   Capitolo 5  – L’ARCO, ARMA DELLA PLEBE
Pag. 87                   Capitolo 6  – IL LUNGO ARCO DA GUERRA
Pag. 109                 Capitolo 7  – UN MOMENTO DIFFICILE
Pag. 115                 Capitolo 8  – UN’ARMA TRAVOLGENTE
Pag. 133                 Capitolo 9  – NON LI FERMO’ NEMMENO LA PESTE
Pag. 149                 Capitolo 10 – GLI ARCIERI NON BASTANO MAI
Pag. 155                 Capitolo 11 – UN GRANDE PROGETTO
Pag. 167                 Capitolo 12 – PALIZZATE DI TASSO
Pag. 191                 Capitolo 13 – NON BASTA VINCERE
Pag. 209                 Capitolo 14 – IL MIRACOLO DELLA FEDE
Pag. 217                 Capitolo 14 – IL CERCHIO SI CHIUDE

Pag. 243                 Parte Seconda – L’ESPERIMENTO
Pag. 251                 Capitolo 1 – I PRIMI PASSI
Pag. 261                 Capitolo 2 – LIBRI SCRITTICON AGO E FILO
Pag. 271                 Capitolo 4 - L’UOMO ARCIERE

Pag. 277               Parte Terza – LA TECNICA
Pag. 279                 Capitolo 1 – L’ARTE DELL’ARCERIA: UN NUOVO ARCIERE
Pag. 285                 Capitolo 2 – UNA MODERNA SCUOLA, VECCHIA DI 600 ANNI. L’ARCIERE
                                DEVE IMPARARE A NON DISTURBARE IL LAVORO DELL’ARCO
Pag. 289                 Capitolo 3 – QUANDO L’ARCIERE ENTRA NELL’ARCO
Pag. 293                 Capitolo 4 – PIEGA L’ARCO, POI TENDI LA CORDA
Pag. 303                 Capitolo 5 – DEFINIZIONI
Pag. 307                 Capitolo 6 – INCORDARE L’ARCO
Pag. 311                 Capitolo 7 – FALSA CORDA
Pag. 313                 Capitolo 8 – LA CORDA DELL’ARCO
Pag. 323                 Capitolo 9 – QUELLO CHE E’ MEGLIO NON FARE
Pag. 327                 Capitolo 10 – L’ASTA
Pag. 345                 Capitolo 11 – SCEGLIERE L’ALBERO GIUSTO
Pag. 351                 Capitolo 12 – L’ELASTICITA’
Pag. 369                 Capitolo 13 – I PUNTALI DELL’ARCO
Pag. 373                 Capitolo 14 – LA COSTRUZIONE DELL’ARCO
Pag. 403                 Capitolo 15 – CONCLUSIONE

Pag. 407                 RINGRAZIAMENTI

Pag. 408                 BIBLIOGRAFIA


Recensioni:

SENZ'ALTRO DA LEGGERE, PER CHI SCOCCA FRECCE 

15 ottobre 2013

di Marco Dubini

Questa recensione è su: Frecce dal passato (Formato Kindle)

Mi piace molto lo sforzo di Carlo di attualizzare la storia dell' arcieria, in particolare quella europea, per renderla fruibile, anche storicamente, a chi oggi crede nel tiro con l' arco storico, fornendo all' arciere moderno strumenti concreti per ritrovare le proprie radici, che sono antichissime.

Nella bibliografia, numerosissime pubblicazioni della Osprey, che non sono propriamente opera di storici.
Mancano invece in bibliografia opere, secondo me, fondamentali o importanti, relativamente alla storia militare e dell' arcieria, come quelle di Oman, Rausing, Settia, Morse, Kolias, Klopsteg e altri ancora.
Ho notato che l' editing, purtroppo, lascia molto a desiderare (bibliografia, errori di stampa, ripetizioni etc.). La rilegatura, nella versione cartacea, che costa € 14,90 è assai approssimativa....

Recensione di anonimo da: http://books.google.it/books...

Parere di un arciere storico medievale - 
Conosco l'autore, sapevo dell'uscita del libro e l'ho letto in un paio di giorni. 
Certamente un parere di parte. 
Il libro può essere a torto scambiato per un saggio storico, per la cura con cui è stata scritta la parte iniziale.
Il libro può essere scambiato per un manuale di tiro con l'arco, per gli interessanti consigli e la parte tecnica finale.
In realtà, il significato più importante del libro è l'affascinante viaggio dentro la storia, fatta attraverso gli occhi di un arciere. Se qualcuno è interessato a capire quale è il senso più profondo di praticare oggi il tiro con l'arco tradizionale e storico, deve leggere questo libro.

Consigli di lettura: I segreti dell’Arco da Guerra Inglese

I segreti dell’Arco da Guerra Inglese

dall’autore deIl Bastone Storto

“Splendidamente entusiasmante….il libro di Soar è indispensabile” – Bernard Cornwell

 Hugh D.H. Soar
 con Joseph Gibbs, Christopher Jury, and Mark Stretton

  
La Ricostruzione Completa e l’Analisi delle Prestazioni di una Leggendaria Arma Medievale

“Lo storico Hugh D. H. Soar si è unito a Mark Stretton, mastro fabbro, Joseph Gibbs, mastro arcaio, e Christopher Jury, esperto costruttore di frecce (fletcher), con lo scopo di dimostrare in che modo l’arco da guerra e le relative frecce e punte, potevano essere costruite ed usate. Oltre a mostrare la costruzione completa di un arco, a partire da essenze adatte e selezionate e come le apposite punte di freccia venivano forgiate e fissate alle aste, I segreti dell’arco da guerra inglese fornisce informazioni sulle prestazioni che oggi è in grado di fornire un arco da guerra d’oggi, compresa l’efficacia rispetto a materiali diversi e, per la prima volta, il suo utilizzo verso bersagli mobili, poiché gli archi venivano spesso rivolti contro soldati a cavallo. Forti di queste nuove informazioni, Soar effettua un’analisi sia dei successi che dei fallimenti dell’arco da guerra in numerose importanti battaglie. I segreti dell’arco da guerra inglese è illustrato a colori e in bianco e nero e fornisce un prezioso aiuto a tutti coloro che sono appassionati di storia militare medievale, arcieria e tecnologia.” De re Militari

Hugh D. H. Soar ha scritto molto sul long bow, compreso Il bastone storto: una storia del longbow e Il romanzo del tiro con l’arco: una storia sociale del long bow, anch’esso disponibile per i tipi della Westholme Publishing.

Joseph Gibbs è un talentuoso mastro arcaio che si è specializzato nella costruzione di repliche dell’arco da guerra

Christopher Jury è un esperto costruttore di frecce (fletcher) e attualmente svolge ricerche sull’arcieria Anglo-Sassone

Mark Stretton, mastro fabbro, detiene il record mondiale per il tiro con il long bow più potente.


Westholme Publishing, Military History/Medieval History 978-1-59416-126-1

Design: Poor Richard
Printed in U.A.S. 9/10
Copyright 2006 Hug D.H. Soar, Mark Stretton, Joseph Gibbs, Christopher Jury


$ 19.95

  
Con grande riconoscimento alle competenze ed alla dedizione al passato e al presente dei membri  del
Mary Rose Trust

Indice

Prefazione 

  1. L’arco da guerra inglese                                                                                                          
  2. Progettazione e costruzione dell’arco da guerra                                                                        
  3. Le frecce da battaglia                                                                                                              
  4. Lo sviluppo e la fabbricazione delle punte di freccia per uso militare                                        
  5. Prove con diversi tipi di punte medievali                                                                                 
  6. Corde ed altre attrezzature                                                                                                    
  7. Rinforzare la muscolatura                                                                                                      
  8. Trovare il sangue                                                                                                                   

Note ed altre letture                                                                                                             
Indice (nomi di persone e cose)                                                                                           
Ringraziamenti                                                                                                                          



Prefazione

“I nostri arcieri inglesi scoccavano le frecce,
così fitte come grandine nel cielo,
e più di un nemico sul campo,
in quel giorno felice morì”
-         Una ballata di Agincourt, 1415 (anonimo)

Ne “Il bastone storto: una storia del long bow”, un volume complementare a questo, la vicenda dell’arma si snoda lentamente e viene narrata – il suo sviluppo è stato seguito dall’origine, persa nel tempo nell’ Età della Pietra, attraverso la preistoria e gli inizi della storia scritta, prima come l’ arma da caccia che diede agli umani il dominio del loro ambiente, poi come uno strumento di successo nell’arte della guerra, e più recentemente relativamente al suo utilizzo come strumento di piacere e svago. Con tale sapere alle nostre spalle, in questo nuovo libro esamineremo tramite dettagli fotografici e testi tutti gli aspetti della più efficace e carismatica arma da guerra, la sua costruzione, la sua compagna freccia e la sua compagna corda.
Da un mastro fabbro provengono alcuni affascinanti dettagli di come vengono oggi forgiate a mano le punte di freccia e la loro imponente forza di penetrazione quando sono scoccate da un arco possente, sia a bersagli fermi che in movimento.
Provengono da un moderno fabbricante d’archi da guerra le illustrazioni dei suoi procedimenti per ricavare dal legno un arco di tasso; utilizzando le abilità di un esperto costruttore di frecce vi mostreremo, con immagini e parole, l’abile costruzione di una freccia medievale dal principio, a partire da una doga di legno senza forma, fino al risultato finale.
Per completare il lavoro di questi artigiani, volgeremo lo sguardo verso l’arciere inglese che ha usato e si è addestrato con queste potenti armi e – quand’era in auge – l’uso tattico che ne facevano i loro comandanti militari. Delle tante battaglie che hanno mostrato il suo coraggio e tenacia nel raggiungere lo scopo ne esamineremo quattro delle guerre francesi; dal loro esito possiamo esprimere un giudizio sia sulle abilità che sui difetti dei loro carismatici comandanti.
Sebbene sia diventato irrilevante relativamente all’esito della battaglia, il longbow si conserva vivo nel pensiero degli inglesi e anche di altri, proprio perché sproporzionato rispetto alla sua semplicità d’uso. Coloro che apprezzavano l’arco da guerra lo trasformarono, successivamente, in oggetto per lo svago e il piacere ed è opportuno per noi osservare da vicino e attentamente il suo utilizzo, imparando facilmente da questo e dalla relativa freccia quei segreti così familiari al nostro antenato arciere.
Continua a leggere e divertiti.
                                           



Nuovo sito "Feudalesimo e Libertà"

"Longo est lo cammino, ma grande est la meta
L'imperatore
Benvenuti villici in codesto novo spazio pro vobis allestito. Quam potete observare la maestosità imperiale est presente in ogne angolo, potrete godervi li dagherrotipi dellla pergamena su VoltoTomo or dilettarvi nell'udire soavi note. Uno novo imponente progetto invece intende raccogliere ivi ogne compagine fedele allo Imperatore. Alla pugna!"

Così si presenta il nuovo sito di "Feudalesimo e Libertà" ! Un sito graficamente ben strutturato e, come al solito (visto anche il successo della pagina Facebook), simpatico ed intelligente nei contenuti. Un augurio all'associazione e agli autori di questa brillante iniziativa!




IIIa Conferenza presso EdicolaMia, Pioltello (MI)

CONFERENZA PUBBLICA: L'ARCO NELLA STORIA, DALLA PREISTORIA ALLA POLVERE DA SPARO
martedì 14 febbraio 2012, ore 21,00
presso EdicoLaMia, Piazza dei Popoli (ingresso da Via Carlo Cattaneo) Pioltello (MI)
immagini, filmati, musica, speech, dibattito.relatore Marco Dubinicol Patrocinio del Comune di Pioltello

L'eredità del Medioevo oggi

Convegno di studi a Castellaneta (Ta), dal titolo" L'eredità del Medioevo oggi". Tra i relatori, il Presidente della Corporazione Arcieri Storici Medievali, che ha presentato la relazione "Il Diavolo, dalla Sacre Scritture al Medioevo". Compimenti, dunque, a "La Ribeca" per la perfetta riuscita dell'evento culturale.

Conferenza pubblica, 13/12/2011



ARCHI E BALESTRE NEL MEDIOEVO

martedì 13 dicembre, ore 20,45

presso EdicoLaMia, Piazza dei Popoli (ingresso da Via Carlo Cattaneo) Pioltello (MI)


con presenza di arcieri e balestrieri in abito medievale ed esposizione di oggetti, ricostruiti e funzionanti, relativi all'arcieria storica.

Relatore Marco Dubini

INGRESSO GRATUITO

per le immagini, vai qui: http://lacompagniabianca.leonardo.it/foto/conferenze_della_compagnia/pag1/conferenze_della_compagnia.html
per chi è in Feisbuc: https://www.facebook.com/events/203743849708620/#!/events/203743849708620/

L'organizzazione bellica assira:la composizione dell'esercito, le strategie e le tattiche di attacco

Pubblichiamo questo interessante studio nel quale appare con evidenza che, sin dall'antichità, l'arcieria militare era in grado di giocare un ruolo fondamentale nell'arte della guerra.

Buona lettura.


L'organizzazione bellica assira: la composizione dell'esercito, le strategie e le tattiche di attacco

di Davide Nadali

da: La grande Storia. L’Antichità, a cura di Umberto Eco – Le civiltà del vicino Oriente, vol. 2 – 2011, RCS Quotidiani S.p.a.


La ricca e particolareggiata raffigurazione delle gesta militari dei sovrani assiri su ortostati scolpiti offre una fonte preziosa e piuttosto fedele della composizione, organizzazione e attività dell'esercito assiro. Si possono distinguere le unità principali (fanteria, cavalleria e reparto carrista) e, soprattutto, si possono avanzare, con l'ausilio delle fonti epigrafiche, ipotesi sulle tecniche di combattimento e sulle strategie di attacco.


La composizione dell'esercito assiro
Le milizie assire del IX secolo e della prima parte dell'VIII secolo a.c. possono essere definite come un esercito nazionale, essenzialmente composto da soldati assiri arruolati mediante servizio di leva. In seguito, a partire dalla riorganizzazione delle regioni conquistate ad opera di Tiglat-pileser III (re dal 744 al 727 a.c.) e dall'arruolamento sistematico di soldati stranieri, si può invece parlare di un esercito multietnico. Documenti dell'epoca di Tiglat-pileser III e Sargon II (re dal 721 al 705 a.c.) testimoniano l'impiego di soldati stranieri con particolari abilità (come esperti combattenti su carro o per esempio addestratori di cavalli, in seguito all'introduzione in Assiria di specie equine provenienti dall'Egitto e dalla Nubia).

Gli uomini dell'esercito assiro sono raggruppati in tre grandi unità: fanteria, cavalleria e reparto carrista, talora formate da soli soldati e talora comprendenti elementi stranieri (truppe ausiliarie). A seconda del tipo d'arma impiegato nel combattimento si distinguono arcieri, lancieri, frombolieri e guastatori. Non in tutte le unità sono presenti gli stessi corpi: i frombolieri e i guastatori appartengono esclusivamente alla fanteria, che costituisce il nucleo più numeroso e il vero punto di forza dell'intera compagine militare assira. Le ricche raffigurazioni dei rilievi parietali documentano sia il cospicuo numero di fanti sia la versatilità delle azioni di questa unità che è largamente coinvolta in tutti gli schieramenti tattici, tanto negli scontri in campo aperto che negli assedi.

La fanteria leggera è composta di arcieri e lancieri, principalmente di origine straniera, che non sono provvisti di panoplie difensive pesanti e spesso combattono senza la protezione di scudi. In particolare gli arcieri - perlopiù di origine aramea - combattono a piedi nudi, senza armatura e senza elmo: indossano semplicemente una benda sulla fronte annodata alla nuca. I lancieri sono invece provvisti di un elmo (che ha una caratteristica cresta sulla sommità), di uno scudo e indossano una sorta di corazza formata da un disco metallico tenuto sul petto con lacci di cuoio intrecciati sulla schiena. Lo scudo dei lancieri ausiliari è costruito con canne intrecciate, talvolta con rinforzi metallici lungo i bordi e nella parte centrale. Arcieri e lancieri della fanteria pesante sono invece provvisti di più efficaci armi e panoplie difensive: portano elmi metallici a punta, vestono una corazza metallica che protegge l'intero corpo (come nelle immagini del IX sec. a.c.) o solo il busto (come nei rilievi del Vili e VII sec. a.c.), indossano stivali e sono inoltre protetti da ampi scudi di forma circolare o ellittica. Gli arcieri e i lancieri della fanteria pesante sono normalmente assiri. che combattono alle spalle dei soldati ausiliari che occupano il fronte dello schieramento, come si vede nelle scene raffiguranti le marce di spostamento dell'esercito e gli assalti alle roccaforti nemiche. Le armi dei soldati della fanteria leggera consentono veloci manovre, come per esempio salire rapidamente su scale lignee per raggiungere la sommità delle mura nemiche. Alle loro spalle, altri soldati ausiliari e infine gli Assiri della fanteria pesante coprono l'azione di sfondamento. Spesso gli arcieri e i lancieri assiri della fanteria pesante combattono in coppia, affiancati l'uno all'altro, protetti da un alto scudo poggiato a terra e tenuto in piedi dal lanciere. Questo schermo protettivo è particolarmente efficace nelle operazioni di assedio, quando i nemici si difendono lanciando dardi e oggetti infuocati dalle fortificazioni delle loro città. La cavalleria costituisce la seconda grande unità dell'esercito assiro. E essenzialmente composta di soldati assiri, sebbene i sovrani (in particolare Tiglat-pileser III e Sargon II) registrino nei loro documenti l'arruolamento di personale straniero, impiegato soprattutto nell'addestramento e nella cura dei cavalli. In cavalleria combattono soldati arcieri e lancieri che sono abbigliati ed equipaggiati come i loro omologhi della fanteria; i lancieri sono talvolta provvisti di scudo, che portano sulla schiena mentre cavalcano.

L'uguale dotazione offensiva e difensiva implica che i cavalieri possano combattere anche come fanti: il cavallo è un mezzo di trasporto usato per raggiungere il campo di battaglia e la città cinta d'assedio; tuttavia, in determinati contesti d'azione, esso è impiegato in manovre di inseguimento e accerchiamento del nemico.

I cavalieri cavalcano e combattono in coppia: mentre uno ha il compito di tenere le briglie di entrambi i cavalli, l'altro può fa­cilmente imbracciare l'arco e scoccare frecce senza dover controllare la propria cavalcatura. Questo schema è in uso nel IX secolo a.c. e può essere chiaramente osservato sui rilievi di Assurnasirpal II e sulle fasce bronzee delle porte del tempio e del palazzo a Balawat di Assurnasirpal II e di Salmanassar III (re dall'858 all'824 a.C.). A partire dall'VIII secolo a.c, con il regno di Tiglat-pileser III, l'introduzione e la diffusione dell'uso della martingala (una cintura di cuoio che, fissata al morso, passa dietro la testa del cavallo) rivoluziona le modalità di guida del cavallo e il suo impiego in contesto bellico. I cavalieri sono indipendenti e possono usare ora l'arco ora la lancia nelle loro incursioni nelle file nemiche. Recentemente, proprio partendo dall'osservazione delle coppie di cavalieri sui rilievi parietali assiri, si è tentato di chiarire il significato del termine kallabu della documentazione epigrafica, variamente interpretato e tradotto come "messaggero", "condottiero di truppe", "guastatore", "truppe leggere" e associato all'unità di fanteria. In realtà il kallabu sarebbe un cavaliere, e precisamente colui che, armato di lancia, affianca il compagno munito invece di arco: allo stesso tempo il suo particolare equipaggiamento consentirebbe una sua facile trasformazione in soldato di fanteria. La terza e ultima unità dell'esercito assiro è costituita dai carri. Il reparto carrista è formato da soldati assiri arcieri e lancieri. Nel corso del tempo, dal IX al VII secolo a.C. la forma e l'impiego del carro in contesto bellico mutano alquanto. Nel IX secolo a.c. il carro trasporta solitamente due soldati (il numero dell'equipaggio sale a tre quando è presente anche il sovrano assiro). Il primo soldato ha il compito di guidare il carro reggendo le redini, mentre l'altro, armato di arco, scocca frecce contro i nemici. Il carro è un mezzo rapido e sicuro per attraversare il campo di battaglia investendo e inseguendo le truppe, ma è anche equipaggiato con uno scudo e una lancia, sicché anche i soldati a bordo del carro, una volta portatisi sul luogo dello scontro, possono, proprio come quelli della cavalleria, divenire fanti, arcieri e lancieri, a seconda delle necessità. Nell'VIII e, in particolar modo, nel VII secolo a.c. la struttura del carro si ingrandisce: si passa da un carro con una ruota a sei raggi ad uno con una ruota a otto e l'equipaggio sale a quattro soldati (il guidatore, accompagnato da altri tre soldati armati). A bordo del carro, essi sollevano gli scudi a protezione di se stessi e degli altri soldati; scesi dal carro, si convertono in fanti e lo scudo diventa un'efficace arma di difesa contro le munizioni lanciate dai nemici dall'alto delle mura negli assedi e negli scontri corpo a corpo. Per il VII secolo a.c, si potrebbe quindi parlare di fanteria mobile, ossia di fanti che temporaneamente usufruiscono del carro per potersi rapidamente muovere sul campo di battaglia e ingaggiare scontri ravvicinati.

L'esercito assiro comprende anche civili, addetti alle incombenze amministrative e talvolta impiegati in azioni collaterali e di preparazione dell'attacco. Le numerose lettere della cancelleria assira offrono preziosi indizi per comprendere appieno il vasto e complesso impianto della macchina bellica prima, durante e dopo la campagna militare. All'interno del campo militare si distingue, per la posizione spesso centrale e per le dimensioni maggiori, la tenda alloggio del sovrano. Dal IX all'VIII secolo a.c. il re assiro è direttamente impegnato sul campo di battaglia (è rappresentato sovente mentre insegue i nemici con il suo carro). Nel VII secolo a.c. egli svolge invece una funzione di comandante in capo che osserva lo svolgersi dello scontro ed attende i positivi risultati della battaglia. Le particolareggiate raffigurazioni permettono di farsi un'idea abbastanza precisa delle manovre di attacco dell'esercito assiro e quindi della disposizione tattica delle truppe a seconda del modello strategico scelto. In base a quest'ultimo solo alcune unità e alcuni corpi specializzati sono chiamati a un'azione diretta, mentre le altre unità dell'esercito assumono ruoli di copertura e di difesa.



Le strategie di attacco e difesa
L'assedio è la strategia largamente impiegata dagli Assiri: i rilievi parietali la documentano con dovizia di particolari. Soldati dell'esercito assiro sono raffigurati ai piedi delle mura nemiche o mentre cercano di raggiungere la sommità delle fortificazioni su scale di legno e rampe artificiali. Contemporaneamente arcieri e frombolieri, con il continuo lancio di frecce e munizioni, impediscono, o comunque rallentano, la reazione dei nemici sui bastioni. Il bersagliamento dal basso distoglie anche l'attenzione degli assaliti dalle operazioni dei soldati guastatori che, alla base delle fortificazione nemiche, sono intenti ad aprire brecce e tunnel nella cortina muraria. A questo scopo, l'esercito assiro si avvale anche di arieti e di torri d'assedio. Nelle preghiere rivolte alla divinità solare Shamash il re assiro chiede quale tecnica sia più efficace per conquistare la città nemica e questi testi mettono in evidenza non solo le modalità di conquista di una città, ma anche i tempi dell'azione di accerchiamento, assedio e assalto.

Cavalleria e carri sono largamente utilizzati negli scontri in campo aperto, anche se i monumenti offrono pochissimi esempi di raffigurazioni di battaglie in campo aperto. I testi degli Annali dei sovrani assiri lasciano intendere che l'esercito si confronti in campo aperto con il nemico solo quando vi sia costretto. In questo caso i carri risultano particolarmente efficaci sia per contrastare quelli dell'esercito nemico sia per travolgere e inseguire la fanteria avversaria. Nella battaglia contro le tribù degli Arabi, nel VII secolo a.c., gli strateghi dell'esercito di Assurbanipal optano per un inseguimento su carro dei cavalieri arabi a dorso di cammelli: stando al racconto fatto da Erodoto (484-424 a.c.) nel primo libro delle Storie, i cavalli sono impauriti dal forte e particolare odore dei cammelli, ma, una volta aggiogati ai carri, è più difficile per loro ribellarsi e indietreggiare di fronte al nemico.

La cavalleria è un'unità particolarmente versatile ed agile che può assalire gli avversari ai fianchi, quindi lungo le ali dello schieramento ed incursioni nei fianchi avversari e cambiare rapidamente formazione e tattica, inseguendo i nemici in rotta. Nello scontro campale presso il fiume Ulai in cui Assurbanipal combatte contro il sovrano elamita Teumman, la cavalleria assira si muove sul fianco destro del proprio schieramento, attaccando il fianco sinistro dell'armata nemica e spingendo gli avversari verso il centro del terreno di scontro, dove la fanteria assira interviene spingendo gli Elamiti nelle acque del fiume alle loro spalle. Quello che nella strategia avversaria doveva essere una protezione contro un possibile attacco da tergo diventa invece un punto a favore degli Assiri.

TECNICA DI TIRO CON IL LONGBOW


Tecnica di tiro con il longbow, con l'aiuto del Toxophilus, scritto da Roger Ascham nel 1545


Il testo di Roger Ascham farà da guida a questa comunicazione che cercherò di rendere meno tecnica possibile. Nel book distribuito ai partecipanti al Raduno trovate sia indicazioni che ci provengono dai cronisti del passato, (Enguerrand di Monstrelet e Plutarco) sia studi e lavori più specifici sull'arco (Gad Rausing e, più modestamente, Dario D'Alù e Marco Dubini).

La conferenza sarà ricca di immagini, sia provenienti dal passato, che dei giorni nostri.

Lo scopo è quello di continuare e proseguire, questa volta in modo più massiccio, un dibattito iniziato l'anno scorso qui a San Secondo Parmense. Non ho alcuna intenzione di imporre una tecnica, peraltro difficilmente definibile in termini assoluti, a nessuno; ciascuno continui a tirare come vuole. Propongo però una riflessione nel merito del problema, riflessione supportata (vedi i riferimenti bibliografici indicati sotto) sia da studi specifici sull'argomento, non necessariamente realizzati da arcieri, sia dalla pratica mia e di alcuni di noi.

La pratica mi ha insegnato che scoccare con precisione con archi in legno di potenza superiore alle 50 libbre costringe l'arciere ad usare la tecnica adatta, se non vuole farsi male e se vuole colpire il bersaglio, anche a distanze superiori ai 100 metri. Se alla tecnica corretta si aggiunge l'esercizio (e questo a molti di noi, me compreso, manca per i soliti motivi di tempo) i risultati possono essere eccezionali. Va comunque ricordato ancora una volta che nostro scopo non è quello di vincere gare ma di fare ricostruzione storica (e insieme a questa trasmettere conoscenza e cultura) e quindi le tipologie e le abilità di tiro devono essere finalizzate a questo tipo di attività. I tiri a comando e i tiri a distanza, ma non solo questi tipi di tiro, devono diventare la nostra specialità e non dobbiamo mai smettere di addestrarci ad effettuarli con sicurezza e precisione. Sono tiri altamente spettacolari, che quasi nessun arciere storico sa fare.

La storia, di nuovo, e l'esperienza sul campo ci dicono come fare.

E' possibile, e noi possiamo farlo, trasmettere in questo modo ad un pubblico sempre più numeroso, la conoscenza della figura dell'arciere medievale che sia la storia che l'immaginario collettivo identificano come una delle figure chiave del periodo storico che tanto ci appassiona.

San Secondo Parmense (PR), 18 aprile 2004

PREFAZIONE (Stefano Benini 1999):

Citato da molti, letto da pochi, conosciuto da nessuno di coloro che vivono in realtà geografiche non anglofone, Roger Ascham ha tuttavia lasciato un segno destinato a rimanere nei secoli indelebile: ogni volta che una freccia alata solca i sordi rumori di questa nostra avvelenata civiltà industriale, reca con sé qualcosa di questo lontano e ieratico poema, scritto con penne d'oca grigia quando la neve danzava nei turbini di vento.

Il Toxophilus è un'opera sorprendentemente attuale, non solo sul piano tecnico dell'arte del tiro, ma anche per le analisi e i contenuti filosofici ed umanistici in essa esposti.

Nel suo libro Ascham non spiega come costruirsi archi e frecce poiché, come dice lui stesso, teme di suscitare le ire delle corporazioni di arcai e frecciai che vedrebbero in tal manuale una minaccia al loro mestiere.

Ascham venne alla luce nel 1515, all'epoca in cui l'arco iniziava a sentire seriamente la competizione della polvere da sparo; non tanto riguardo all'efficienza (fino ad allora non vi era questione sul fatto che l'arco fosse più potente come arma rispetto ai primi goffi archibugi), ma per la novità e il prestigio che faceva ottenere il dispiegamento in bella mostra delle nuove e terrificanti produzioni degli armaioli. Ma, fosse come si vuole, l'arco era, nel bene o nel male, nelle prime fasi del suo permanente e inesorabile declino quando Roger venne al mondo.

Toxophilus deriva dal termine greco "Tòxon" (arco) e "philòs" (amante), quindi, "Colui che ama l'arco"; l'opera è scritta in forma di dialogo tra il Toxophilus e il Philologus (letteralmente colui che ama il discorso o la parola), che sarebbe l'interlocutore che serva ad Ascham per sviluppare il tema e che, secondo il costume dell'epoca, rappresenta un amante dell'apprendimento e della cultura, in questo caso la cultura arcieristica.

Nella discussione il "Maestro" spiega all'allievo il suo amore per l'arco. Sia come svago che come pratica militare difensiva, ed espone le sue ragioni per tenere l'arco a tale scopo, invece delle armi da fuoco portatili, recentemente inventate e privilegiate.

Nella seconda parte, che è il vero e proprio manuale e trattato tecnico, l'autore dà istruzioni pratiche sulle tecniche di tiro, il tutto sempre supportato e sostenuto da citazioni erudite.

A TUTTI I GENTILUOMINI E "YEOMEN" D'INGHILTERRA

…ho scritto questo piccolo trattato, nel quale, se non ho potuto soddisfare qualcuno, confido che egli sia almeno benevolo verso questa mia opera, perché io sono (così suppongo) il primo ad aver scritto qualcosa su quest'argomento………ed anche perché, se avessi detto cose imprecise, sarei contento che chiunque potesse correggermi. Oppure, se avessi detto troppo poco, che qualcuno possa aggiungervi del suo.

Il mio intento è per il profitto ed il diletto di ognuno, non vuole ferire o dispiacere ad alcuno, non mirando ad altro scopo che quello che la gioventù possa essere spronata al lavoro, l'onesto passatempo e a virtù e, per quanto è mio potere, sia allontanata dall'oziosità, dal gioco disonesto e dal vizio: perciò solo ho lavorato a questo libro, mostrando quanto adatto sia il tiro ad ogni tipo d'uomo, quale onesto passatempo esso sia per il corpo, la sua pratica non è di svilimento nemmeno per i grandi uomini, e né troppo costosa da sostenere per i poveri, non usandone in modo disonesto per sopraffare i più deboli, ma usando degli spazi aperti alla luce del giorno, come uomini dabbene, in grado di correggere con la loro saggezza le colpe di questo mondo imperfetto.

Alcuni tiratori prendono in mano archi più forti di quel che sono in grado di padroneggiare. Questo fa sì che a volte essi tirino oltre il bersaglio, altre volte troppo di lato e persino feriscano qualcuno che sta a guardare. Altri che non hanno mai imparato a tirare, e né tuttavia conoscono le buone frecce e i buoni archi, si impegnano al loro meglio, ma costoro comunemente tirano spostati da un lato nel terreno, e gli arcieri esperti che li sfidano saranno sia contenti di questo, che sempre pronti ad approfittarne e scommettere con loro. Sarebbe meglio per questi starsene seduti tranquilli piuttosto che tirare.

Vi sono altri, che hanno archi e frecce di qualità assai buona ed una buona conoscenza del tiro, ma sono stati addestrati così malamente da non riuscire a tirare né con eleganza e nemmeno con precisione.

TOXOPHILUS, IL PRIMO LIBRO DELLA SCUOLA DEL TIRO.

….del fatto che nessuno abbia in precedenza scritto alcun libro sul tiro, la colpa non deve essere data all'argomento e se ne valesse o no la pena di scriverne, ma agli uomini che furono negligenti al riguardo; questa fu la causa, così suppongo. Gli uomini che praticarono più assiduamente il tiro e che meglio lo conobbero, non furono degli eruditi; quelli che invece furono eruditi praticarono poco il tiro, ed ignorarono la natura dell'argomento. Perciò ben pochi uomini sarebbero stati capaci di scrivere su quest'argomento.

Il poeta Claudio dice che la natura ci offre un primo esempio del tiro grazie al porcospino, il quale lancia i suoi aculei per colpire chiunque combatta con lui, per cui gli uomini in seguito impararono ad imitarlo, ed in ciò trovarono arco e frecce.

Plinio riferisce questa seconda scoperta a Scitio, figlio di Giove.

Migliori, più nobili e numerosi scrittori fanno risalire il tiro ad un più nobile inventore, come fanno Platone, Callimaco e Galeno: da Apollo. Tuttavia molto tempo prima di quei giorni noi leggiamo espressamente del tiro nella Bibbia, ed anche, se dobbiamo credere a Nicolas de Lyra, che Lamech uccise Caino con una freccia.

Così il tiro, per necessità usato ai tempi di Adamo, per nobiltà riferito ad Apollo, non solo è lodato in tutte le lingue e gli scritti, ma anche tenuto in gran conto, nelle migliori nazioni in tempo di guerra per la difesa delle loro terre e da ogni sorta d'uomo in tempo di pace, sia per l'onestà che è ad esso congiunta, che per il profitto che ne deriva.

….le peculiarità del tempo e le cure per la sopravvivenza di ciascuno, sono i motivi per i quali così pochi tirano, come puoi vedere in questa grande città (Londra n.d.r.) dove, su mille uomini fisicamente abili, a mala pena dieci praticano seriamente il tiro. L'artiglieria, oggigiorno, si suddivide in due tipi di arma: le bombarde e gli archi. Peter Nannius, uomo erudito di Lovanio, rileva alcune scomodità delle bombarde, come il costo altissimo, l'ingombranza che ne ostacola il trasporto e, se queste son grandi, la difficoltà di messa a livello, il pericolo per coloro che vi operano vicino, la facilità con cui chi si trova lontano riesce ad evitarne i proiettili e, se queste son piccole, lo scarso timore che incutono e lo scarso effetto. Ed inoltre tutte le condizioni atmosferiche avverse ed il vento, che ne ostacola non poco la funzionalità. Del tiro con l'arco egli non riesce a provare alcun svantaggio.

I nostri arcieri d'Inghilterra, quando venivano al corpo a corpo, avevano sempre pronta, sia appesa alla schiena che nelle mani del loro compagno d'arme, una mazza ferrata o altra arma simile, per abbattere con quella il nemico.

Gli scozzesi hanno un proverbio che essi son soliti ripetere nei loro discorsi e col quale riconoscono piena lode agli inglesi per il loro tirare: "Ogni arciere inglese porta ventiquattro scozzesi sotto la cintura".

Nota di Stefano Benini: Il proverbio è riferito all'abitudine degli arcieri inglesi di portare il loro "mazzo" - sheaf - di 24 frecce infilato sotto la cintura, ed al fatto che si vantassero - spesso a ragione - che ad ogni freccia corrispondeva la vita di un nemico).

Ascham, quando parla dell'arcieria di guerra la classifica sempre come "artiglieria", ed in effetti il modo in cui gli arcieri venivano impiegati sia per il "fuoco di sbarramento" che di "sfondamento", la pongono in questa categoria militare. Non scordiamo che ai tempi di Ascham erano ben freschi i ricordi delle gesta dei "longbowmen" della Guerra dei Cent'anni, dove i loro successi potevano a tutto diritto costituire l'archetipo e l'apoteosi dell'arco inteso come artiglieria.

….tu vedi che il più forte degli uomini non esegue sempre il più forte dei tiri, la qual cosa prova che il tendere con forza non risiede tanto nella forza dell'uomo, quanto nella pratica del tiro. Un uomo forte ma non abituato al tiro, ha le braccia, il torace, le spalle e le altre parti del corpo con le quali dovrebbe tendere fortemente, l'una che ostacola e ferma l'altra, come accade ad una dozzina di robusti cavalli non avvezzi al carro, che si annullano e si ostacolano l'un l'altro. Un uomo forte, non uso al tiro, ironicamente può tendere e far volare in pezzi molti buoni archi, come dei cavalli selvaggi correndo d'impulso manderanno in pezzi molti robusti carri. E così gli uomini forti, senza la pratica, non posson far nulla nel tiro per nessuno scopo, né in guerra né in pace; ma se accade loro di tirare, scoccano tutt'al più una freccia o due, quando invece un uomo debole ma allenato al tiro, sarà di utilità per ogni tempo e scopo, e scoccherà dieci frecce mentre l'altro ne scocca quattro, e tenderà la corda fino al punto d'ancoraggio ogni volta, tirando col miglior profitto.

Di nuovo, colui che non è avvezzo al tiro, sempre più tenendo l'arco in modo sbilenco e sbatacchiando al sua freccia, non guardando la corda al giusto tempo, mette il suo arco sempre in pericolo di spezzarsi, e allora farebbe meglio a starsene a casa. Inoltre egli tirerà assai poche frecce, e anche quelle in modo completamente sgraziato, alcune tese nemmeno alla metà, alcune troppo alte e altre troppo basse, né egli sarà capace di scoccare al momento giusto e nemmeno di interrompere il tiro quando è necessario, ma dovrà per forza buttar fuori la freccia, e assai spesso con risultati cattivi.

Filologo: Ti concedo, Toxofilo, che l'allenamento al tiro fa sì che un uomo tenda forti archi, per tirare al meglio del profitto e per aver cura della propria attrezzatura, che non è cosa trascurabile in guerra. Credo tuttavia che il tiro che abitualmente si pratica a casa, specialmente ai terrapieni con affissi i bersagli in carta, non sia affatto di giovamento per il tiro di potenza, che è il più utile in guerra. Perciò, suppongo, se gli uomini si abituassero ad andar sui campi, ed imparare ad eseguir tiri forti e potenti, senza curarsi affatto di qualsiasi bersaglio, essi ne avrebbero assai maggior giovamento

Toxofilo: La maggior pratica fa sì che un uomo tiri sia forte che bene, che son le due cose che nel tiro ognuno desidera. Così, organizzar gare, riunire insieme gli arcieri, competere per veder chi tirerà meglio vincendo il torneo, incrementa meravigliosamente la pratica del tiro tra gli uomini.

Perciò nel tiro, come in tutte le altre cose, non vi può esser né quantità e nemmeno qualità se queste tre cose - predisposizione, conoscenza e pratica - non stanno insieme.

TOXOPHILUS, IL SECONDO LIBRO DELLA SCUOLA DEL TIRO.

Fil: quali sono gli strumenti?

Tox: il parabraccio, il guanto da tiro, la corda, l'arco e le frecce.

Fil: cosa è comune a tutti gli uomini?

Tox: le condizioni atmosferiche e il bersaglio, tuttavia il bersaglio è sempre subordinato alle condizioni atmosferiche.

Fil: dove risiede il ben maneggiare gli strumenti?

Tox: completamente all'interno dell'uomo stesso: alcune operazioni sono tipiche degli strumenti, alcune delle condizioni atmosferiche, alcune del bersaglio ed altre stanno dentro l'uomo stesso.

Fil: quali operazioni son tipiche degli strumenti?

Tox: la posizione, l'incocco, la trazione, il mantenimento, il rilascio, dai quali proviene il giusto tirare, il quale non appartiene né al vento e nemmeno alle condizioni atmosferiche, e nemmeno ancora al bersaglio poiché sotto la pioggia e senza alcun bersaglio un uomo potrebbe eseguire un tiro corretto.

Fil: quali operazioni appartengono alle condizioni atmosferiche?

Tox: la conoscenza del vento, a nostro favore, contro di noi, di lato, pienamente laterale, vento laterale di un quarto a favore, vento laterale di un quarto a sfavore e così via.

Fil: quali operazioni appartengono al bersaglio?

Tox: fare attenzione alla propria posizione, tirare con giusta parabola, tendere ogni volta allo stesso modo, sganciare sempre allo stesso modo, considerare la natura della visuale da colpire, sulle alture o negli avvallamenti, nelle aperte pianure e nei posti ventilati, e inoltre concentrarsi sul proprio bersaglio.

Fil: e cosa è solamente all'interno dell'uomo stesso?

Tox: il prestar buona attenzione, ed evitare ogni emotività. Il che spesse volte significa la riuscita o il fallimento di tutto.

Toxofilo: l'imparar qualsiasi cosa, e specialmente l'eseguire manualmente qualcosa, deve essere fatto, se qualcuno vuole eccellervi, nella giovinezza. Colui che vuol raggiungere quest'alta perfezione nel tiro, di cui noi parliamo, deve necessariamente iniziare ad applicarvisi in gioventù, e l'aver trascurato tale cosa in Inghilterra ha fatto sì che vi fossero meno tiratori, e che quelli che son tiratori tirino peggio di come farebbero se fosse stato loro insegnato. Un uomo, usando dapprima archi deboli, ben al di sotto della sua forza, potrà essere reso malleabile e pronto ad assimilare la giusta tecnica di tiro come qualsiasi bambino, e la pratica quotidiana del tiro lo manterrà nel corretto tirare e lo porterà infine anche ad un tiro forte.

Il miglior tirare è sempre il tirare più elegante.

Il giusto tirare deriva da queste cose: la posizione, l'incocco, la trazione, il mantenimento e il rilascio, i quali io passerò in rassegna brevemente.

I difetti degli arcieri superano il numero degli arcieri stessi, e ciò a causa del praticare il tiro senza l'insegnamento. Tutti gli ostacoli che le cattive abitudini hanno radicato negli arcieri, non possono né esser velocemente estirpati e né tuttavia esser da me rapidamente riconosciuti, poiché essi sono innumerevoli.

Posizione

Il primo punto è, quando un uomo si accinge a tirare, l'assumere una posizione dei piedi ed un'impostazione tale da esser sia elegante a vedersi che efficace da usarsi, sistemando la figura e tutte le altre parti del corpo in tal postura e portamento che egli possa sia impegnar tutte le sue forze a suo miglior vantaggio, che eseguire il suo tiro e padroneggiarlo per il piacere e il diletto di chi osserva. Non ci si deve accingere a questo troppo velocemente, poiché ciò sarebbe avventato, né tuttavia attardarsi a ponderarvi troppo. Un piede non deve essere posto troppo lontano dall'altro, per evitare di trovarsi troppo in basso, il che è sconveniente, né tuttavia i piedi devono stare troppo vicini, onde evitare di starsene troppo diritti in piedi, poiché in tal modo un uomo né userà bene la sua forza, né tuttavia rimarrà stabile.

Incocco

L'incoccare bene è il punto più facile di tutto, ed in ciò non vi è scaltrezza, ma solo diligente attenzione nel sistemar la freccia né troppo alta e né troppo bassa, ma diritta e perpendicolare all'arco. Un incocco incostante fa sì che il tiratore perda parte del suo allungo. Ed oltre a questo, se la mano della freccia è in alto e la mano dell'arco in basso, o il contrario, l'arco è in pericolo di rompersi, e la freccia, se è sottile, sobbalzerà, mentre se è grossa zoppicherà faticosamente.

Trazione

Oggigiorno noi tendiamo la corda fino all'orecchio destro. Tendere all'orecchio è grandemente lodato, grazie a ciò si può tirare con maggior forza e a distanze maggiori. Nel tiro al bersaglio, la fretta e il tender rapidamente non è né sicuro né tuttavia elegante. Perciò il tender con calma ed in modo uniforme, vale a dire non oscillando la mano ora in alto e ora in basso, ma sempre allo stesso modo, finché si arriva al bordo o spalla della punta, è la cosa migliore sia per efficacia che per eleganza.

Mantenimento

Il mantenimento della trazione (al punto d'ancoraggio al volto, n.d.t.) non deve esser protratto a lungo, poiché ciò mette l'arco in pericolo ed inoltre rovina il rilascio; esso deve essere breve al punto che possa esser meglio percepito nella mente quando si verifica, piuttosto che visto ad occhio nudo quando si esegue.

Rilascio

Lo sgancio (scocco), deve essere molto simile. Così rapido e secco da esser privo di ogni intralcio; così dolce e gentile da far volar la freccia non come se fosse gettata fuori da una custodia. La via di mezzo tra questi due estremi, che è lo sgancio perfetto, non è così difficile da mettersi in pratica come lo è da descriversi in un insegnamento. Per il rilascio pulito, devi fare attenzione a non strusciare contro qualsiasi cosa che tu abbia indosso. Per la stessa ragione l'Imperatore Leone ordinava a tutti i suoi arcieri in guerra di avere sia le teste tosate che le barbe rasate, nel caso che i capelli potessero coprir la visuale ed i peli delle loro barbe potessero ostacolare il tragitto della corda.

A colui che è in grado di tirare in modo corretto non manca nient'altro che il tirare diritto e il mantener la distanza.

Nota di Stefano Benini. E' mia convinzione che con tirar diritto e tenere la distanza Ascham avesse già allora magistralmente e sinteticamente codificato le due coordinate che, presupponendo una tecnica di tiro corretta e costante, sono gli unici due fattori che determinano il punto dove la freccia avrà il suo impatto: per ottenere il centro è necessario che il tiro sia perfettamente in linea con la mezzeria del bersaglio (tirare diritto), ma è altrettanto necessario che oltre a ciò l'arciere dia il "giusto alzo", ossia calcoli la giusta parabola da dare al tiro in relazione ad ogni distanza, che è la seconda coordinata vettoriale necessaria per ottenere il centro, senza la quale il tiro sarebbe o troppo alto o troppo basso, anche se centrale (tenere la distanza).

Il peggior nemico del tiro è il vento e la stagione, nei quali risiede la principale causa di ostacolo al vero mantener la distanza. La miglior qualità di un buon tiratore è il conoscer la natura dei venti: a favore e contro, ed in tal modo egli potrà tirare al suo bersaglio con maggior precisione. I buoni tiratori, quando non è possibile colpire il bersaglio, si impegneranno a colpirlo il più vicino possibile. Un buon arciere imparerà a conoscer la natura del vento, e con saggezza egli valuterà nella sua mente di quanto egli dovrà alterare il suo tiro, sia nell'alzo che nella centralità di esso.

I saggi arcieri hanno sempre strumenti adatti alla loro forza, ed attendono il clima e la stagione che sian favorevoli alla loro attrezzatura. Perciò se il tempo è troppo brutto ed inadatto al tuo tirare, lascia stare per quel giorno ed attendi che la stagione migliori. Poiché è un folle colui che non va dove la necessità lo conduce.

Del (falso) scopo di mira non posso dir bene ciò che dovrei dire. Poiché in uno strano modo esso elimina ogni occasione di gioco sleale, la qual cosa è tutto ciò che vi è di lodevole in questo; tuttavia, a mio parere, esso ostacola la conoscenza del tiro e rende gli uomini più negligenti, il che è deprecabile.

Nota di Stefano Benini. L'asse ottico, che ad arco teso al punto d'ancoraggio al volto si trova al di sopra della freccia, rende possibile notarne la punta e collimarla con un punto di riferimento al di sotto del bersaglio, noto anche come falso scopo, o falso punto di mira. A riconferma dell'attualità del pensiero di Ascham egli non lo ammette che in casi eccezionali, e lo considera esattamente per ciò che è: una rinuncia alle proprie facoltà di percezione dello spazio e delle forze in gioco che, unite alla pratica, sono le sole in grado di produrre risultati perché frutto del nostro intero essere e non di banali e spesso ingannevoli sovrapposizioni ottiche.

Una volta che la tua freccia è a posto, allora devi impugnar il tuo arco esattamente nel mezzo, altrimenti oltre a perdere il tuo giusto allungo di trazione, metterai l'arco in pericolo di spezzarsi. L'incocco avviene appena dopo, ed è assai della medesima natura.

Nota di Stefano Benini. Ascham non menziona mai, nemmeno una volta, il punto d'incocco. Potrebbe sembrare una lacuna, o una trascuratezza tecnica, ma se vi riflettiamo con attenzione ci dovremmo porre questa domanda: "in riferimento a che cosa avrebbero dovuto segnare il punto dove incoccare la freccia sulla corda dal momento che sull'arco non vi era nessuna impugnatura e nemmeno alcuna traccia del benché minimo appoggio per l'asta della freccia?"

L'asta poggiava direttamente sulla mano, che a sua volta non aveva alcun riferimento sensibile su cui porsi ma solo un piccolo segno sul fianco dell'arco, che era anche il marchio del costruttore (vedi i reperti della nave inglese Mary Rose, ora al Museo di Portsmouth). Una mano serrata in prossimità di un approssimativo centro dell'arco è in effetti un appoggio troppo empirico per segnare un preciso punto d'incocco sulla corda.

Quindi tendi sempre allo stesso modo, sgancia sempre allo stesso modo, mantenendo la tua mano sempre alla stessa altezza per tenere la giusta parabola.

Il far caso alla punta della freccia prima del rilascio è il miglior ausilio che vi possa essere per mantenere il giusto alzo di tiro; la qualcosa tuttavia è d'intralcio al tirar in modo eccellente, perché un uomo non può tirare in modo perfettamente diritto se non guarda direttamente il bersaglio. Ora, se tu fai caso diligentemente alle condizioni atmosferiche, mantieni la tua posizione in modo corretto, impugni e incocchi nel giusto mezzo, tendi e scocchi in modo uniforme e costante e mantieni la giusta parabola, non sbaglierai mai il tuo tiro in lunghezza.

La principale ragione per la quale gli uomini non riescono a tirare diritto risiede nel fatto che essi guardano l'asta della freccia; e questo errore accade perché ad un uomo non viene insegnato a tirare fin da quand'è giovane. Tener gli occhi sempre sul proprio bersaglio è il solo modo per tirare diritto.

L'eleganza è il solo giudice del miglior modo di guardare al bersaglio. L'occhio è la guida, il sovrano ed il soccorritore di tutte le altre parti. La mano, il piede e le altre membra, non osano far nulla senza l'occhio, come è evidente nella notte e negli oscuri anfratti. L'occhio è il vero linguaggio col quale l'intelligenza e la ragione parlano ad ogni parte del corpo, e l'intelligenza non fa in tempo a ricevere un'informazione dall'occhio, che ogni parte è pronta a seguirlo o addirittura prevenirne il comando.

Il piede, la mano e tutto il resto fanno affidamento sull'occhio. Perciò un arciere può star certo, imparando a guardare al bersaglio fin da giovane, di tirare sempre diritto.

Per imparare a smetterla di guardare all'asta, imparando a guardare al bersaglio, può esser usato questo metodo, che un buon tiratore una volta mi disse di aver praticato. Si esca con l'arco di notte e si tiri a due fonti di luce (torce o candele), ed ecco che in tal modo si sarà obbligati a guardar sempre al bersaglio e mai alla freccia: tale cosa, praticata una volta o due, farà si che uno smetta di guardar la freccia.

Per quanto riguarda il tirar con la giusta parabola (su ogni distanza), son certo che i precetti che ti ho dato non ti inganneranno mai. Così che nulla verrà mai a mancare, sia del colpir sempre il bersaglio, oppure del giungervi molto vicino, salvo che l'errore risieda solamente nell'intimo di te stesso, il che può accadere in due modi. O nell'aver poco ardire o coraggio, oppure nell'esser soggetto tu stesso ad esser troppo guidato dalle passioni. Se la mente d'un uomo gli viene a mancare, il corpo, che è governato dalla mente, non potrà mai fare il suo dovere. Se non fosse per la mancanza di coraggio, gli uomini potrebbero eseguire molti più virtuosismi di quanti ne compiono.

Tutte le passioni, e in special modo la collera, feriscono sia la mente che il corpo. La mente è cieca in tal maniera, e se la mente è cieca non può governare il corpo nel modo giusto.

Il corpo, di sangue e di ossa come si suol dire, viene sviato dal suo giusto corso e ragion della collera. Per cui un uomo diviene privo della sua giusta forza e non può perciò ben tirare.

Riferimenti bibliografici:

Ascham Roger, Toxophilus. La scuola del tiro, Greentime Spa, 1999
Bartlett Clive, Embleton Gerry, English longbowman 1330-1515, Osprey Military, Warrior Series n. 11, 1995
Hansard George Agar, The Book of Archery, Henry G. Bohn, London 1841
Hardy Robert, Longbow, storia civile e militare dei lunghi archi, Palutan Editrice, 1992
Morse Edward S., Ancient and moder methods of arrow-release, Bulletin of the Essex Institute, vol XVI. Oct-Dec. 1885
Rausing Gad, The bow, some notes on its origin and development, Lund 1967, Berlingska Boktryckeriet

a cura di Marco Dubini